Storia Teatro Comunale Ferrara

Teatro Comunale di Ferrara

..la sua Storia

LA FACCIATA

La facciata del teatro si richiama a una rivalutazione della compostezza cinquecentesca: alla base dei prospetti è applicato il bugnato rustico, che raccorda i due lati. L’ingresso principale, verso il Castello, è identificato dal loggiato, elemento che lo contraddistingue dalla facciata di corso Giovecca. I due lati dell’edificio sono a ‘fabbrica’, collegati dal doppio angolo smussato del fronte principale. Analoga funzione anche per i due archi della Rotonda Foschini. Sulla sinistra dell’arco di collegamento che dà sul Castello è situato lo scalone d’onore, che introduce alle sale del Ridotto. Significativa la presenza di botteghe che circondano il complesso al piano terreno.

L’ATRIO

Fino a poco tempo fa serviva solo da accesso alla sala. Lo spazio è stato ridefinito col restauro (1960/’80) per dotarlo di nuovi servizi e adeguarlo alle normative di sicurezza. Per dare profondità sono state realizzate vetrate in cristallo, una nuova pavimentazione e le pareti sono state arricchite da applicazioni di stucco. L’accesso alla sala prevede due spazi per la distribuzione di materiali di informazione. Fra gli interventi di fine anni ’80 va segnalata la collocazione della biglietteria – ampliata e rinnovata nelle tecnologie – nei locali su corso Corso Giovecca.

LA PIANTA

Nel dibattito che porta al “teatro all’italiana”, la costruzione del Comunale di Ferrara svolge un ruolo importante. Il profilo ellittico della cavea e il giro dei cinque ordini di palchi a fascia che salgono sino al soffitto a volta ribassata, l’eliminazione dei palchi di proscenio e l’inserimento di un proscenio architettonico, che salda sala e palcoscenico, sono gli elementi che caratterizzano la sala e che ne fanno un ambiente armonico.

LA PLATEA

All’inizio il Teatro era anche sede di feste danzanti e punto di incontro. Parte della platea era occupata da arredi mobili, lo spazio prossimo al palcoscenico riservato all’orchestra, collocata fino al centro. Lungo il perimetro era collocata una ringhiera dietro la quale c’erano i posti in piedi. Subito dopo l’inaugurazione viene eliminata la ringhiera e vengono inserite delle panche. Solo nel XX secolo si arriva alla realizzazione di una platea simile a quella odierna (che conta 298 posti). Nel 1928 viene realizzata la buca per l’orchestra e aumentata l’inclinazione del piano di proscenio. Interventi recenti: nel 1987 è stata realizzata una pavimentazione in legno; nel 1995 è stata aumentata l’inclinazione del pavimento della platea rispetto al palcoscenico e sono state riposizionate le poltrone, nel 1996 è stata installata una piattaforma per l’allestimento della buca orchestrale. Nel 2001 è stato ultimato l’impianto di climatizzazione.

I PALCHI E IL SOFFITTO

I palchi nei teatri pubblici garantiscono, attraverso la vendita e l’affitto, gli introiti per la costruzione e la gestione. Queste motivazioni sono presenti per il Comunale fin dalla progettazione. Cinque gli ordini di palchi, allineati e separati da tramezze. Il Foschini orienta i palchetti per garantire acustica e visibilità ottimali e impone l’impiego di un laterizio sottile per resa acustica simile al legno. Grande attenzione è posta anche alla decorazione, realizzata a stucco e in rilievo, e alla vernice da stendere all’interno e all’esterno. Anche il plafone e la curvatura del soffitto sono progettati con strutture leggerissime.

LE DECORAZIONI DELLA SALA

La decorazione della cavea, affidata nel 1791 a Serafino Barozzi, viene rinnovata nella prima metà dell’Ottocento in occasione dei primi interventi di ristrutturazione e adeguamento. Un primo nucleo di lavori viene eseguito nel 1825-1826 dal figurista milanese Angelo Monticelli, ma l’intervento più significativo è quello realizzato dopo 25 anni da Francesco Migliari. Dopo aver preso parte ai restauri del 1825, il Migliari aveva realizzato nel 1833 un sipario dipinto il cui soggetto trae ispirazione dall’Orlando Furioso. Fra i lavori di quel triennio va segnalato l’inserimento, nel soffitto, del rosone e della lumiera, che prende luce dal tetto. La disposizione decorativa progettata dal Migliari è di matrice “romantica”. Per ogni ordine di palchi prevede decorazioni diverse, mentre il boccascena viene trattato come una parasta antica. Interessante è la scelta del soggetto per il soffitto, dove nelle quattro scene della vita di Giulio Cesare è trasfuso il patriottismo dell’epoca. Una fascia esterna a motivi neorinascimentali circonda le immagini e verso il centro c’è un fregio. Domina il soffitto un ampio rosone traforato.

PROSCENIO E PALCOSCENICO

Il proscenio

Foschini ha progettato un arco scenico che non separa in modo netto sala e palcoscenico. Negli stessi anni i teatri adottano i boccascena di concezione barocca, che dividono lo spazio della fruizione da quello dell’azione utilizzando una cornice rettangolare dalla ricca ornamentazione. Nella ristrutturazione del 1825 l’arcoscenico era stato trasformato nel più tradizionale boccascena. I restauri del 1849 riportano alla sistemazione originaria.

Il palcoscenico

All’epoca della costruzione il palcoscenico del teatro era uno dei più ampi e tuttora è ragguardevole. È stato adeguato, ma sono rimaste integre le strutture fondamentali della scena. Foschini realizzò guide per far scorrere le quinte e i ‘telieri’ delle scene fino al centro del palcoscenico. Complessi i meccanismi per la movimentazione delle quinte e dei soffitti, il cambiamento dei quadri e gli effetti scenici. Il delicato apparato è oggi sostituito da sistemi elettrici: sono completamente automatizzati gli impianti di palcoscenico per luci e suono.